Gente di mare, Supereroi e altri attrezzi agricoli

Una giornata in spiaggia, due sardi, amici storici, riprendono una conversazione che dura da decenni. Ricordi balneari, gite campestri, la Sardegna identitaria, il Piano di Rinascita, l’emigrazione, elucubrazioni sull’identità politica e culinaria, sulla lingua sarda e sul futuro dell’isola più bella del mondo, questi gli argomenti delle loro esilaranti disamine, talvolta politically incorrect.

Solo l’apparizione di bizzarri supereroi e attrezzi agricoli salveranno il popolo sardo dalle sue più evidenti cicatrici e antiche contraddizioni.

Uno è Trino – Trittico sulle idiosincrasie

“Uno è Trino” è un viaggio in tre atti unici che ha come protagonisti tre uomini che nella loro quotidianità affrontano le loro idiosincrasie. Amedeo, Loris e Vito, individui apparentemente normali, si trovano a vivere e ad agire tra abitudini strangolanti e tic autocostruiti, visioni inquietanti e memorie sconvolgenti, fino a mostrarci la parte più comica delle loro disperate ossessioni.

“Amedeo”
A bordo di un autobus cittadino Amedeo, un uomo innocuo e rassegnato ad una vita incolore, insieme ai passeggeri del mezzo viene preso in ostaggio da un insolito ospite volante: un piccione.
La loro corsa non sarà più la stessa: stress, paure, vecchi rancori, urla, insoddisfazioni quotidiane faranno esplodere il protagonista di questa storia in una divertente e assurda invettiva contro l’intero genere alato.

“Loris”
Una breve e fulminea confessione sul sesso, selvaggiamente ironica e buffa. Un tragico e goffo tentativo di seduzione maschile vira verso l’assurdo e il grottesco, tanto da non permettere al protagonista di costruirsi un legame sentimentale. Loris e la sua tragica e ripetitiva vicenda.

“Vito”

“Mangiare non è un piacere, è un vizio. Il mio vizio. La mia necessità. Non voglio essere guardato né amo condividere il mio pasto con alcuno…”, si sfoga il protagonista con sua moglie Rosalia.
Vito è un uomo schivo che vorrebbe vivere isolato, nascosto agli occhi di tutti, per fuggire dalle difficoltà e dalle brutture del mondo. Un uomo “semplice” con una grande e terribile ossessione per il cibo. E una vendetta da consumare.

Lughente e Sùtile Lughe

“Lughente e Sùtile Lughe” è Elena,

una donna che possiede il dono sovrannaturale di modificare la sorte delle persone, strappandole dalle braccia della morte e concedendo loro una nuova opportunità di vita.

Elena, dal greco” Elène” fiaccola, scintillante, splendente, è anch’essa avviluppata nel suo stesso destino: il filo della vita.

Il filo della vita che lei comanda, e che inversamente la comanda a sua volta, la domina e la imprigiona, generando una danza dominatrice e  tormentata.

Elena compie azioni per innestarsi nella morte e bloccarne l’esito.

Queste azioni la indeboliscono: volta dopo volta perde un po’ della sua, di vita. Elena muore per salvare qualcuno, per poi tornare in vita e ricominciare.

Dissacrantemente Lucide… Lucidissime!

In “Dissacrantemente Lucide…Lucidissime!” Tiziana Troja e Michela Sale Musio si raccontano e, attraversoi loro personaggi, raccontano la storia della loro compagnia, LucidoSottile. Accompagnando il pubblico in un excursus creativo assolutamente originale, le due attrici portano in scena se stesse, confessando segreti,verità, passioni e idiosincrasie, in un viaggio musicale e narrativo che coinvolge il pubblico per sessanta minuti di risate.

Tiziana Troja e Michela Sale Musio condividono così col pubblico le gioie, le angosce e le soddisfazioni vissute in questi anni di spettacoli, che le hanno viste esordire e ottenere grandissimi successi.

“Dissacrantemente Lucide… Lucidissime” è la straordinaria storia di due “animali da palcoscenico” raccontata da personaggi come Tanya&Mara, la Nivese la Ginger, Alba Borgia e Tatiana Evarè, Prouska e Dorinna, in uno spettacolo incui nulla viene lasciato al caso, con una sapienza scenica ritmata da una comicità smisurata in un tourbillon di gag irriverenti.

Cinquetto Tirato a… Lucido!

Un concerto scoppiettante che si muove tra atmosfere blues, pop, rock   continuamente interrotto  da incidenti, gag, baruffe fra i protagonisti che brano dopo brano scoprono i loro caratteri, i loro vizi, le loro manie, le idiosicrasie attraverso i dialoghi ironici e dissacranti.

Un mescolarsi di voci e pianoforte, melodie e cori in un ensemble che già con il nome – “il Cinquetto” – esprime il suo carattere carico di brio e leggerezza; la scelta del nome, infatti, non è casuale: il termine quintetto viene qui rielaborato ironicamente, come per un errore di scrittura.

Il gruppo vocale “il Cinquetto” nasce nel 2008 dall’idea di quattro giovani sardi – Carla Caredda, Daniela Pibiri, Alessandro Ragatzu e Stefano Onano – i quali, cresciuti artisticamente insieme in ambito corale,  decidono di unirsi per creare un gruppo vocale. Dopo alcune iniziali collaborazioni con diversi pianisti, il gruppo si consolida in una formazione a cappella. Ma è nel 2012, con l’ingresso dell’allora sedicenne pianista Federico Melis, che questo progetto musicale prende davvero forma. Il gruppo – è subito evidente – entra in perfetta sintonia con il nuovo arrivato, creandosi quindi l’alchimia giusta che determina l’avvio di una proficua collaborazione.

Spanker Machine

“ Sii gentile, ogni persona che incontri sta combattendo una dura battaglia”. Tratto da Beside the Bonnie Briar Bush di Ian Maclaren (1850-1907)

Dietro la quotidianità di Anita si nasconde un otaku celato e tanta desiderata e conquistata solitudine.
La casa è un eremo sicuro dove la protagonista costruisce la sua vita perfetta, nonostante sia stata segnata da un passato difficile.

Anita e le sue contraddizioni coesistono lontano da tutto e tutti, e vicino alla sua sessualità controversa.

Mezzo Toro

Prendendo spunto dal racconto di Borges (la casa di Asterione) il minotauro di Lucidosottile è il killer a servizio dello stato per epurare i mali del mondo. Per la costruzione della figura di Mezzo Toro, le suggestioni prendono spunto all’universo cinematografico classico che vede il serial killer pericoloso einquietante ma al contempo seduttore e accattivante, maschio e femmina insieme, cheaprendo allo spettatore la sua casa, intesa come spazio mentale, mostra senza restrizioni la visionaria e patologica missione. Il suo mondo misterioso.

Mezzo toro è il moderno killer autorizzato, il boia. Figlio di uno stupro, che come tradizione vuole, stupra le sue vittime prima di giustiziarle. Mezzo Toro nel suo labirinto solitario, scimmiotta le pop star, convinto, nel suo mondo privato, di essere anch’esso una celebrità.

Danza e si diverte a confidarci le sue più intime perversioni e a descrivere la sua procedura omicida, che lui stesso definisce unica e democratica.
Le atmosfere sonore e musicali attingono dalla fine degli 70 (heart of glass deiBlondie), fino ad arrivare in pieno agli anni 80 (Der Kommissar di Falco e More thanI can bear di Matt Bianco). I costumi che vedono Felice Montervino in abiti sadomaso e zoccoli bovini sono staticreati da Filippo Grandulli e Daniele Coppi come la scenografia, scarna ed essenziale funzionale alla missione omicida, così come la grafica che lo vede immortalato inposa pop in un selfie fatto con una Polaroid.

Il disegno luci essenziale è creato da Michela Sale Musio e Luca Carta.

“Quello che la vita mi ha regalato è un ruolo e un posto privilegiato, dove posso essere me stesso sempre. Sorrido se penso che qualcuno possa aspirare a taleposizione. Acquisita alla nascita per discendenza, propensione, amore e passione per l’esecuzione del compito. Io sono il purificatore, l’epuratore, il detergente, colui che pulisce dove c’è del marcio, il santo… Il potere conferitomi è pari al potere di un governatore di stato, delle forze dell’ordine, di un magistrato, io sono il giudice estremo, il boia…
Io sono l’arbitro.
Io sono il capo dei servizi segreti.
Perché di segreto di stato si tratta. Dove finiscono i nemici della pace, dell’ordine, della sicurezza? Non parlo dei sollazzi femminini che poco ci azzeccano con questioni delicate come questa, mi riferisco a loro gli scomodi, rozzi e impacciati personaggiucci che ammorbano contagiano e ostacolano con le loro misere considerazioni progetti atti a servire massimi sistemi. Perché non c’è gesto più generoso da parte di un soldato, che servire la propria patria e la propria natura. Io fui concepito per epurare ed è quello faccio. Senza esitazione alcuna. Io sono il figlio di uno stupro. È il prezzo che io pago per essere me stesso. Io sono unico al mondo. Io eseguo ordini. Ma ho sempre avuto una certa elasticità per muovermi seguendo e compiacendo la mia natura. Loro mandano, io ricevo. Come fare lo decido io. Come e quando. Questa è la mia ricompensa. Per il mio silenzio, per la mia fedeltà, per quel tornaconto silenzioso che fa comodo a tutti. Quel compromesso che accontenta le parti. Tutti. Mai una delusione, mai. Tutti. Sono sicuro che un giorno Dio verrà a trovarmi. E se lui non potesse, che venga un suo sostituto. Nell’attesa la solitudine non mi duole, perché so che il mio redentore vive e un giorno sorgerà dalla polvere. Se il mio udito potesse percepire tutti i rumori del mondo, io sentirei i suoi passi. Come sarà il mio redentore? Sarà forse un toro con volto d’uomo? O sarà comeme?”

Tiziana Troja

Vere e Sacrosante

VERE E SACROSANTE

Tutte le verità tanto da non crederci

Le Lucide vanno in scena con uno spettacolo comico che mette in luce le “sacrosante verità̀” che nessuno vi ha mai detto, o ha il coraggio di dire.

Questa volta saranno in graticola tutte le ipocrisie e le incongruenze dei giorni nostri, in una visione surreale, dissacrante e apocalittica come quella delle due attrici, che amano provocare il pubblico con la loro ironia schietta e le loro riflessioni senza censure. Giacché loro stesse dichiarano: “del pubblico non ce ne sbatte niente”.

Uno spettacolo irresistibile e sprezzante…proprio come loro.